Carlo Boh cerca di dormire ma viene disturbato da una luce lampeggiante arancione

Carlo Boh è un personaggio che potremmo incontrare alla fermata dell’autobus di prima mattina, al bar mentre beviamo un caffè o al supermercato mentre facciamo la spesa. Eppure non lo noteremmo mai. Non è eccessivamente strano o particolarmente goffo, non ha segni particolar o qualche virtù specifica. Carlo Boh è il classico tipo anonimo. E’ un animale metropolitano, solo in mezzo a centinaia di persone, mesto e tranquillo, un po’ Marcovaldo e un po’ Fantozzi. Carlo Boh è la prova esistente di quel detto latino che dice “nome omen”.

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EPISODIO 2 –  Carlo Boh cerca di dormire ma viene disturbato da una luce lampeggiante arancione

Non che fosse una di quelle persone fiscali che si impuntano ad andare a dormire ogni notte alla stessa ora senza fare eccezioni, e neanche uno di quei tipi che devono per forza dormire 8 ore a notte. Non fraintendetemi: di solito Carlo era un uomo ligio ai doveri, ordinato e metodico, con una tabella di marcia infallibile e ineguagliabile, ma tuttavia ogni tanto ammetteva degli stravizi nella sua fin troppa ordinata vita. Quella sera infatti aveva tardato di ben trenta minuti il suo ingresso a letto per assistere all’ultima puntata della sua serie tv preferita “Tempeste e passioni” che, per l’occasione, era andata in onda in prima serata. Quante emozioni per il nostro Carlo quando scoprì che il Marchese de Liedekerke Beuforte in realtà non era morto, ma aveva solamente finto il suo decesso per travestirsi dal Conte di York e innestare torbidi intrallazzi amorosi con la cugina della sorella del Re, la fatale Camille Borgogne, figlia della Contessa di Bakery che solo in quella puntata si scoprì aver avuto un secondo genito proprio dal Marchese de Liedekerke Beuforte. Senza contare l’ardita scelta da parte del regista di mostrare per la prima volta parte del turgido seno di Camille, cosa che aveva fatto eccitare il nostro Carlo non da poco. Ma che volete farci, è scapolo ormai da anni!

Carlo pertanto, dopo essersi concesso quella mezz’ora di sollazzo, si mise il pigiama, si lavò i denti, si passò il filo interdentale, il collutorio, la crema anti età agli estratti di tamarindo e si fiondò a letto alle 22,23 puntando la solita sveglia alle ore 5,30 e rammaricandosi del fatto che avrebbe dormito solo sette ore, invece che le regolari otto. Si inserì ben in profondità i tappi alle orecchie e, postosi in posizione supina, cerò di prendere sonno continuando a pensare al meraviglioso seno della bella e fatale Camille. Tuttavia qualcosa lo disturbò, e non si trattava dei soliti passanti che parlavano proprio accanto alla sua finestra. Per quello aveva già posto rimedio con i tappi dopo lo spiacevole inconveniente capitatogli qualche anno prima, quando si era trasferito in quella casa subito dopo essere stato lasciato dalla sua morosa.

Vi ricordo, infatti, che l’appartamento di Carlo Boh è un monolocale situato al piano terra, la cui finestra principale, ovvero quella della camera da letto, da proprio su un marciapiede piuttosto trafficato. Le pareti della casa, inoltre, non devono affatto essere così spesse poiché ogni volta che qualcheduno parla fuori dalla sua finestra l’impressione di Carlo è proprio quella di averlo ospite in camera.

L’inconveniente di cui sopra Carlo lo ebbe una sera di Luglio con una briosa coppia di innamorati che, per qualche atavica e incontrollata pulsione amorosa, avevano scelto di utilizzare il muro esterno accanto alla finestra di Carlo come appoggio per le smancerie. Il poveretto verso le 22,10 fu pertanto svegliato da un insieme di versi e versicoli che provenivano proprio dalla strada. La sensazione che ebbe Carlo fu quella di essere il classico terzo incomodo, mentre sentiva tutti quegli afflati, quei sospiri, quei “non sai che ti farei amore!” e ancora “ti leccherei tutta piccola”, “Dai dimmi dove”, che anche se sussurrati riecheggiavano nella stanza come una cassa di risonanza. Dopo diversi minuti di agonia (al nostro pover uomo quelle smancerie gli fecero venire in mente la sua ex ragazza, ferita ancora aperta e pulsante sul suo cuore) il nostro uomo decise di affacciarsi alla finestra per chiedere agli innamorati se, gentilmente, avessero potuto scegliere un altro luogo dove proseguire il loro incontro amoroso.

Il viso scompigliato di Carlo spuntò dunque dalla finestra e, con garbo, apostrofò la coppia:

– Scusate!

I due si bloccarono e si girarono in direzione della voce osservando quello strano ometto in pigiama con pochi capelli che li fissava con sorriso guardingo. Dal canto suo Carlo restò interdetto nel constatare che i due innamorati fossero poco più che degli imberbi adolescenti e pensò che, non solo i giovani stessero sempre più prendendo la strada della perdizione ma, anche e soprattutto, che l’impresa di allontanarli dalla finestra si sarebbe rivelata decisamente più semplice del previsto.

– Mi chiedevo se potevate gentilmente…

Ma non riuscì a finire la frase visto che il ragazzetto – cresta in testa e piercing sul naso – iniziò a parlargli sopra:

– A nonnetto, che cazzo vuoi? Va a dormì va! ci stavi spiando? Amò, sto stronzo ci stava spiando!

– Oh, ma lo vedi com’è? E’ un poraccio! – esclamò lei facendo un palloncino con la big bubble.

Carlo, vagamente interdetto, provò a difendersi iniziando un’arringa che, sulla carta, sarebbe potuta essere degna del miglior Cicerone ma, tuttavia, non fece altro che far precipitare la situazione, dal momento che la madre di uno dei due pargoli si affacciò dalla finestra del palazzo di fronte e il figlioletto, con la faccia di bronzo, le disse che quel buffo uomo li stava importunando costringendoli ad entrare a casa sua. Carlo, allibito e perplesso, non seppe difendersi dalle ire della donna e si rintanò nella sua tana, temendo da un momento all’altro l’arrivo di una volante della polizia che lo incarcerasse per pedofilia, che tuttavia non arrivò mai. La faccenda, pertanto, poteva dirsi conclusa in quella stessa notte se non fosse che il ragazzetto con cresta e piercing sul naso si scoprì essere un bulletto fino al midollo, uno dei peggiori di tutto il quartiere. Così, per circa due mesi, Carlo fu oggetto di bullismo bello e buono, a partire dai variegati e fantasiosi versi sessuali emessi nel cuore della notte nei pressi della sua finestra; fino al più grave lancio di petardi all’interno della sua abitazione – che avevano fatto quasi morire di crepacuore il suo povero gatto Lucifero, che si era messo a correre come un invasato per la stanza sbattendo contro ogni ostacolo -, senza contare le numerose scritte che apparivano il mattino sul muro accanto alla sua finestra come “qui ci abita un pedofilo” oppure “citofonatemi: succhio cazzi” (se ve lo state chiedendo: ebbene sì, una volta un tipo aveva citofonato). Da quel momento Carlo decise di comprarsi i migliori tappi per le orecchie esistenti sul mercato e giurò a se stesso che mai e poi mai avrebbe più ammonito un passante poco silenzioso.

Tuttavia quella sera il motivo per cui non riusciva a chiudere occhio era totalmente diverso. La persiana della sua finestra infatti, per via sicuramente di una incauta progettazione, lasciava alcuni spiragli di luce entrare dall’esterno. Carlo ormai vi era abituato e non ci faceva più caso, ma quella notte dagli spiragli non entrava solo una luce diffusa bensì una fastidiosa e intermittente luce arancione che, come un faro, inondava ogni due/tre secondi l’intera stanza. Una luce talmente fastidiosa che nel momento in cui provava a chiudere occhio, il colore arancio riusciva penetrare attraverso le palpebre e, persino, attraverso il lenzuolo.

Il nostro uomo, spazientito da quella infelice situazione si alzò dal letto e, spiando da una fessura della persiana, scoprì che quella fastidiosissima luce proveniva da una camionetta dei netturbini parcheggiata sul marciapiede di fronte, apparentemente incustodita. Carlo si chiese il motivo per cui nessuno stesse accanto al veicolo, ma pensò che nel giro di poco tempo la vettura sarebbe ripartita e il problema risolto.

Passarono circa 12 minuti ma la situazione non cambiò e così Carlo decise di compiere un’azione concreta per risolvere quell’inconveniente. Pensò che la cosa migliore da fare sarebbe stata coprire le fessure della persiana e, dopo essersi ingegnato per ben cinque minuti, ebbe la geniale idea di utilizzare l’asse da stiro a tale scopo. Tuttavia, malgrado gli sforzi, l’asse da stiro copriva solo una metà della persiana lasciando la luce penetrare dalla parte opposta. Carlo girò per il suo monolocale cercando qualcosa di utile, fino a che non si imbattè in un asciugamano che attaccò con lo scotch sul vetro della finestra. L’operazione durò svariati minuti, soprattutto per il fatto che lo scotch a disposizione di Carlo era quello per carta e non quello per l’edilizia o la tappezzeria. L’accrocco creato era piuttosto funzionale e Carlo si rimise a letto pensando che finalmente alle ore 23,03 poteva riposarsi. Un po’ della luce arancione riusciva ad oltrepassare le difese issate dal nostro che, tuttavia, pensò di poter tollerare la situazione. Il povero uomo emise un bel sospiro di sollievo e si preparò ad essere accolto a braccia aperte da Morfeo in persona se non fosse che, proprio nel momento in cui il sonno iniziava ad arrivare, l’asciugamano si staccò dalla finestra trascinandosi a terra anche l’asse da stiro che per poco non colpì in pieno la testa di Carlo. Questi si alzò spaventato con il cuore che gli batteva all’mpazzata, mentre il bagliore arancione riiniziava a irradiare l’ambiente.

Tutto quello era inconcepibile e Carlo decise che occorreva compiere un atto forte e deciso, qualcosa di cui si sarebbe potuto pentire. Fu così che accese la luce del suo monolocale, si infilò un paio di Jeans, un pile nero e la casacchina arancione catarifrangente, che non scordava mai di indossare ogni volta che era tramontato il sole – un’abitudine generata dalla sua innata propensione alla sicurezza.

Intenzionato a interrompere quella sequela di luci arancioni intermittenti Carlo uscì di casa e, non avendo un piano preciso, si diresse verso il camioncino incustodito. La salivazione gli si era quasi fermata dalla paura mentre girava tutto intorno al veicolo, sospettoso più di un ladro, cercando di capire se ci fosse qualcuno nei paraggi e, soprattutto, cosa potesse fare. Si avvicinò al finestrino e notò che le chiavi dell’autovettura erano inserite nel cruscotto.

Carlo in vita sua non aveva mai infranto la legge e neanche mai fatto quelle classiche cose che almeno una volta fanno tutti i bambini, come rubare una caramella al supermercato. La cosa che si avvicinava di più all’infrangere la legge era stata quando aveva comperato, dopo innumerevoli indecisioni, il dvd pirata di “Belle e Sebastien” da un magrebino vicino all’ufficio. Ma che ci poteva fare: quel cagnolone lo inteneriva immensamente! Tuttavia quella sera la forza del sonno lo convinse che non ci fossero soluzioni legali: avrebbe aperto lo sportello, violando una proprietà privata, girato la chiave e spento il veicolo. E così fece: posò la mano sudata sulla portiera e con un sonoro clack aprì la portiera. Ma proprio in quell’istante, in quell’esatto secondo in cui era terminato il clack della portiera una voce gli arrivò alle spalle e Carlo fu talmente spaventato che, non solo non riuscì a scappare, ma neanche riuscì a muoversi.

– Ahó, ce l’hai fatta ad arrivà! So due ore che te chiamo!

Un tipo grassoccio col capello unto e la tenuta da netturbino si avvicinò a Carlo scrutandolo. Carlo sembrava una statua di cera.

– Ma che hai fatto? – continuò il tipo – Comunque piacere, io so Mario!

Carlo abbozzò un sorriso.

– Carlo – disse a denti stretti.

– Ok Carlo, so che sei nuovo e so che il primo giorno è accettabile un ritardo – fece lui ammiccandogli da amicone di vecchia data – però mo’ annamo, che dovemo pulì tutta via de Fori imperiali, su da bravo!

Immaginatevi lo stupore sul volto del nostro uomo nell’apprendere che era stato scambiato – quasi sicuramente a causa della sua casacca catarifrangente arancione – per uno spazzino e immaginatevi anche il suo sollievo che provò nel comprendere che non era stato colto in fragrante nella violazione di proprietà privata; immaginatevi tutto questo e capirete il motivo per cui Carlo non batté ciglia e passò tutta la notte a pulire le vie di Roma con scopa in mano e una dose abbondante di olio di gomito.

Quando rientrò a casa alle cinque del mattino piombò nel letto come un sasso, dove dormì un’abbondante mezz’ora prima che la sveglia suonasse e che lui si dovesse alzare nuovamente per andare al lavoro. Il suo vero lavoro. Tuttavia, mentre Carlo trascinava la sua carcassa insonnolita fuori di casa pensò che quella nottata non era stata così male: non solo si era fatto un nuovo amico, ovvero Mario, ma aveva anche scoperto che quest’ultimo era appassionato come lui di “Tempeste e Passioni”. Quante emozioni!

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Foto del profilo di Lorenzo Giovenga
Sceneggiatore, regista e co-founder della Daitona production. Curioso ed entusiasta, ho sempre un’idea in testa e uno zaino pronto con cui partire.

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