ECCO COME IL WEB HA PORTATO IL “BRUTTO” NEL CINEMA

L’articolo è tratto dal mio saggio ancora inedito “DIVERSAMENTE BELLO – L’avvento del digitale e l’istituzionalizzazione del brutto nell’audiovisivo”.

Vertov, il Cine-occhio

Il digitale e la diffusione dei video on-line hanno certamente creato un’importante cesura da un punto di vista del linguaggio audiovisivo introducendo nei video un gusto dell’immediato, del diretto e del “brutto”.

Il cinema e la produzione video in generale è sempre stata estremamente sensibile ai cambiamenti tecnologici: la realizzazione di un video è strettamente correlata con il mezzo con cui viene prodotta. Gli esempi sono molteplici. Prendiamo ad esempio la ripresa a spalla che nel cinema contemporaneo è diventata una vera istituzione. Il fatto che negli anni ’30 non veniva praticata non derivava solo da una questione di gusto, ma principalmente da una questione fisica: la macchina da presa era troppo pesante e non poteva essere tenuta a spalla. Credete che se Howard Hawks avesse avuto una camera digitale non avrebbe fatto alcune inquadrature a spalla?

Il digitale, ad esempio, sembrerebbe incarnare molte delle speranze e dei desideri dei cineasti di una volta, che sognavano un cinema di presa diretta, realistico e immediato, senza fronzoli estetici. Queste persone possono essere oggi viste come veri e propri avanguardisti, che la limitatezza tecnologica di allora non ha permesso di esaudire i propri desideri. Prendiamo il Kinoglaz di Vertov con la sua volontà di eliminare ogni tipo di fiction per un cinema “vero”. O prendiamo lo sguardo Zavattiniano sulla realtà, che cercava un cinema immediato, diretto, attuale e mobile teorizzando un film che altro non facesse che seguire tutto il giorno la vita di un semplice operaio.

Chissà cosa avrebbero detto questi due pionieri del cinema, affacciandosi oggi su internet e navigando su siti come youtube o i vari social network come facebook. Cosa avrebbero pensato di questa voglia di realismo e di immediatezza sempre e comunque? Di questo decentramento della produzione in cui ognuno di noi può diventare regista di un video attraverso i dispositivi leggeri? E cosa avrebbero pensato nel guardare la morte in diretta di un soldato rapito da Al Queeda? Fino a che punto il realismo è permesso?


L’ORRORISMO

Adriana Cavarero arriva a concepire un nuovo termine per accomunare molte scene della violenza contemporanea, ovvero “orrorismo”, tanto che «chiamarlo orrorismo aiuta a ipotizzare che un certo modello dell’orrore sia indispensabile per comprendere il nostro presente». Un presente pertanto caratterizzato da un nuovo tipo di violenza, quello delle teste mozzate quello di un corpo che si fa esplodere per dilaniare altri corpi, quello dei kamikaze ricolmi di esplosivo e della promiscuità delle carni come in un orgia selvaggia. Il moderno ha cambiato le sue forme di violenza e le propaga attraverso la più grande rete di sempre, il web. L’orrorismo moderno è proprio questo: una guerra di immagini che fa dei media moderni le vere armi di distruzione di massa. Sotto quest’ottica internet assolve uno dei canali prediletti per combattere questa guerra a colpi di immagini. A questo punto c’è solo da chiedersi quali di queste immagini ripugnanti è lecito mostrare e quali no, insomma a cosa serve mostrarle? A risvegliare l’indignazione? A farci sentire male? Ad aiutarci a compiangere? Diventiamo persone migliori dopo averle viste? Ci insegnano davvero qualcosa? Per Susan Sontag bisogna mostrare tutto, ogni genere di foto, essa infatti condivide un’interpretazione delle immagini dell’orrore in funzione pacifista e contesta anche il presunto effetto di abitudine e di saturazione che ne conseguirebbe. Per la Sontag essere spettatori di un’atrocità non sminuisce le sofferenze altrui ma anzi mostra la cruda realtà dei fatti.

Per approfondire vi consiglio i due libri di Adriana Cavarero e Susan Sontag che potete trovare qui sotto:

   


IL BRUTTO SI ISTITUZIONALIZZA

La verità è che on-line è praticamente possibile soddisfare ogni più assurda fantasia, dalle più canoniche alle perversioni più estreme e (quasi) tutto senza pagare e comodamente dalla propria postazione internet. Niente di più facile, niente di più scioccante. Il web 2.0 permette la condivisione di file da parte di utenti di tutto il mondo e presto tutte le più assurde fantasie dell’homo videns sono esaudite. C’è una sete di realismo e di verità da parte delle persone di tutto il mondo, una sorta di voyeurismo per le vite degli altri. Il nostro Sguardo è sempre più guidato da un filo mediatico che ci impone di ricostruire per conto nostro la realtà, affidandoci a brandelli di reale sempre più sempre più fictionalizzati. Vito Zagarrio parla di spettatori totali e la realtà frammentata altro non è che quella in cui viviamo quotidianamente fatta da brandelli di notizie: dai post su facebook (che spesso ci informano dei fatti prima dei media ufficiali) in cui i giornalisti diventano gli utenti stessi, ai blog su internet in cui scrivono sempre più amatori e meno esperti, allo zapping tra gli innumerevoli canali digitali, agli stralci di informazione che recepiamo nel contesto urbano.

Questo bisogno di “immagini vere” si fonde con l’attrazione verso tutto ciò che è repellente, tanto che spesso sul web è proprio l’ambito del “brutto” ad essere uno dei più ricercati dai giovani internauti. Prendiamo il caso di youtube e degli youtubers. Il più delle volte i video più cliccati sono quelli di personaggi alquanto discutibili che caricano video imbarazzanti sul web pensando di postare qualcosa di bello o interessante. Il discorso è un po’ quello del camp: milioni di internauti guardano questi video per ridere della comicità involontaria, per sbeffeggiare lo youtuber di turno e creare dei veri e propri casi. Ma nonostante le intenzioni di chi guarda, essi risultano in ogni modo cliccatissimi e c’è proprio una ricerca continua per trovare il personaggio più grottesco e il video più brutto e stupido. Anche qua la bruttezza deve essere involontaria, dovuta all’incompetenza e al “candore” di chi fa il video: ci deve “essere” e non “fare”. Senza contare le migliaia di youtubers che caricano video di scherzi a dir poco di cattivo gusto, se non pericolosi, o le acrobazie mal riuscite dei loro amici, cadute mirabolanti e disastri di ogni tipo. Ci sono intere trasmissioni televisive che altro non fanno che ricercare questi video sul web e mostrarli in tv commentandoli. Programmi come Ridiculousness, Pranked, Real Tv si basano su questo principio e sono seguitissimi.

Questi nuovi linguaggi e “bisogni” spettatoriali non possono non influenzare il linguaggio cinematografico. Si fa strada insomma un’estetica dell’ibrido, in cui il postmoderno si palesa in tutta la sua forza. In questo scenario di transizione risultano profondamente trasformati la regia del cinema contemporaneo, l’uso della grammatica filmica, la percezione dell’immagine da parte dello spettatore, i luoghi della fruizione.

Dai casi dei vari mockumentary (The Blair witch project, Paranormal Activity etc.) alle mockusit-com (Modern Family, The Office) passando per i programmi televisivi e le migliaia di video che vengono caricati ogni giorno on-line è innegabile non vedere nel linguaggio audiovisivo un nuovo gusto per quello che una volta era considerato semplicemente “brutto” e che oggi può essere visto come una nuova estetica del reale e del presente.

Leggi perché il messaggio sta uccidendo il cinema!
Foto del profilo di Lorenzo Giovenga
Sceneggiatore, regista e co-founder della Daitona production. Curioso ed entusiasta, ho sempre un’idea in testa e uno zaino pronto con cui partire.

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