FENOMENOLOGIA DEL WEDDING FILM COME ESEMPIO DEL KITSCH

Ormai su internet e sui social se ne vedono sempre più spesso. Sono patinati, luminosi e fortemente emotional, durano pochi minuti e… sono tutti terribilmente uguali. Sono i moderni wedding film, o almeno così li chiamano.

Sul mio news feed di Facebook amici e, soprattutto, colleghi tendono a pubblicarli in continuazione e, mio malgrado, finisco ogni volta per guardarli. Volente o nolente “l’estetica wedding” rappresenta un esempio interessante di confusione di linguaggi, figlio della rivoluzione digitale che sempre di più prende in prestito estetiche diverse per un più generale Wow Effect.

Qui tutto è per gli altri, mai per noi stessi. Ma andiamo per gradi, sennò sembro delirare.

C’ERA UNA VOLTA

C’era una volta il filmino del matrimonio: oggetto oscuro temuto da amici e parenti di neo-sposini, la cui visione corrispondeva a un suplizio pari solo alla “Corazzata Potemkin” di fantozziana memoria, in cui vi era montata la messa integrale del matrimonio con quell’audio riverberato da chiesa che faceva male ai timpani.

Di solito questi video erano realizzati da persone che, lavorando nel settore, volevano arrotondare e spesso erano firmati da pseudonimi: non era una cosa ben vista tra i videomaker di allora e spesso si cercava di mascherare questa attività. D’altra parte a quei tempi non tutti potevano fare un video, chi possedeva una videocamera si faceva pagare bei soldi e il matrimonio rappresentava una buona occasione di guadagno. Ovviamente nel mucchio c’era chi prendeva la cosa seriamente, aveva attrezzatura di un certo livello e usava del gusto per mettere insieme i pezzi in moviola.

In ogni modo l’estetica di quegli anni era quella documentaristica e del reportage: pochi fronzoli e ripresa degli eventi. Nonostante i limiti tecnici e estetici i video pre-nuovo millennio erano onesti e facevano il loro lavoro di documentazione dell’evento.

Poi tutto ad un tratto le cose sono cambiate. Intorno al 2005 il settore dei video di matrimoni subisce una rivoluzione.

Tutto diventa estetico e patinato; il cavalletto e la camera a spalla lasciano il posto a steadycam, slider, gimbal o similari; la messa integrale viene sostituita dai primi piani degli sposi emozionati; lo slow motion inizia a farla da padrone e l’audio dell’evento perde del tutto importanza a favore di musiche e canzoni che ben accompagnano quelle immagini pulite… e per finire arriva addirittura il drone!

Nascono svariate agenzie di wedding film, tutti specializzati nel raccontare la favola del “tuo giorno più bello” meglio degli altri e ci sono numerosi videomaker che si specializzano in questo settore. Per loro questa attività non è secondaria come in passato, bensì primaria. Non si nascondo più dietro a pseudonimi ma, al contrario, esibiscono a tutti i loro lavori, hanno siti personali e pubblicano sui social il loro ultimo wedding film, non più video del matrimonio.

Non posterò dei video di esempio perché non saprei quale scegliere in particolare. Basta inserire le key words “wedding film” su google per farsi un’idea precisa.

 

 

DA VIDEO DEL MATRIMONIO A WEDDING FILM

Se a tutto c’è un motivo anche in questo caso ce n’è uno. Ciò che ha rivoluzionato il mondo dei video per i matrimoni (e il videomaking in generale) è da ricercarsi nell’avvento del digitale che ha portato un abbassamento dei costi legati ai materiali tecnologici. Come in un Butterfly effect ciò provoca una duplice conseguenza:

  • La tecnologia, anche quella un tempo più costosa e sofisticata, diventa alla portata di tutti;
  • I video dei matrimoni iniziano a costare meno.

La prima grande rivoluzione in quegli anni è l’arrivo delle DSLR della Canon, le mitiche 5D e 7D. Quelle che un tempo erano solo delle reflex per scattare le foto diventano delle camera a tutti gli effetti. Con meno di 3000 euro ci si poteva portare a casa uno strumento che permetteva di sdoganarsi totalmente dalla pasta documentaristica delle videocamere. La rivoluzione della Canon sta proprio in questo: mettere alla portata di tutti un apparecchio con una pasta e una resa cinematografica. L’immagine è piena e pulita, non sgrana e, grazie agli obiettivi intercambiabili e al completo controllo manuale della camera, si possono realizzare riprese prima impensabili giocando con tempi, ottiche e profondità di campo.

Mi ricordo ancora l’emozione di quando presi per la prima volta una 7D e, montando un 70mm, realizzai un primo piano con quello sfondo sfocato che prima vedevi solo in camere da migliaia di euro… Adesso sembra banale ma prima non lo era affatto!

Ovviamente le DSLR sono state solo l’inizio di un processo che ha portato la tecnologia, prima appannaggio delle grandi produzioni, nelle mani dei videomaker.

L’abbassamento del costo della tecnologia video ha reso a sua volta i video dei matrimoni più economici e abbordabili per tutte le tasche, tanto che ormai è quasi impensabile fare un matrimonio senza il relativo filmato. Ma non è sempre stato così. I miei genitori, sposatisi negli anni ’80, non si sono potuti permettere il video proprio per il prezzo elevato.

Provate pertanto a immaginarvi lo scenario di quegli anni. I prezzi della tecnologia video si abbassano. Più videomaker hanno strumenti per realizzare i video. Aumenta l’offerta e, di conseguenza, la concorrenza. Più concorrenza fa abbassare i prezzi dei video.

Ma non solo. Ormai ai videomaker gli si richiede qualcosa in più che un semplice video dell’evento, visto che con l’avvento degli smartphone chiunque riesce a documentare l’evento, dai parenti agli amici degli sposi. Ed ecco che avviene il cortocircuito. Coloro che fanno video di matrimoni cercano di legittimare il loro lavoro, alzando l’asticella della qualità video e modificando il linguaggio del reportage e prendendo a prestito il linguaggio glamour e patinato della pubblicità. Gli sposi, a loro volta, si lasciano affascinare da quei video simil-pubblicitari che sembrano sposarsi alla perfezione con il loro sogno d’amore. Tutto nei video appare fluido, bello, luminoso, perfetto. Tutto è ricostruito perché ciò che importa non è più documentare l’evento ma raccontare la favola, quella nascosta tra le pieghe dei preparativi, delle ansie, dei timori.

Il wedding film inizia pertanto a raccontare non più il matrimonio, ma l’idea del matrimonio.

D’altra parte quelli sono anni in cui avviene un’ibridazione generale dei linguaggi. Il cinema inizia a pescare a mani basse dal digitale low profile (vedasi i casi dei mockumentary tipo “Paranormal Activity”) per offrire al pubblico un’esperienza più autentica, il documentario inizia a prendere a prestito meccanismi narrativi propri del cinema per cercare maggiore coinvolgimento e immersione, la pubblicità si avvicina allo storytelling a discapito di un po’ di patina e glamour.

Ma quello che poteva essere un prezioso arricchimento al linguaggio del video matrimoniale inizia a sfuggire di mano ai videomaker che iniziano a proporre agli sposi soluzioni video sempre più articolate. Basti pensare alla novità delle riprese aeree, prima appannaggio solo di chi aveva l’elicottero, ed ora disponibili a 500 euro con un semplice drone. Il wedding film diventa il luogo dell’esuberanza tecnologica, dell’eccesso e dell’estetica fine a se stessa. In tutto questo discorso occorrerebbe anche fare un’analisi psicologia e sociologia del matrimonio stesso, ma eviterò anche solo di sfiorare l’argomento

A completare alla perfezione la trasformazione dell’estetica wedding è l’arrivo dei social network. Ormai non si invitano più amici e parenti a casa per la famosa proiezione del video, ma si condividono foto e video direttamete sui social. Ed è così che i wedding film diventano trailer di pochi minuti per mostrare al mondo il sogno d’amore degli sposi. Tutto quell’ambaradam audiovisivo complicatissimo serve solo per far vedere agli altri il compimento della favola.

Gli stessi videomaker iniziano a pubblicare i video sul web, video che fino a qualche anno fa erano privati e destinati a un target ristretto di amici e parenti.

Credo che siamo pertanto arrivati al nucleo del problema. Cosa c’è che non va in tutto questo? Se è vero che ognuno può fare ciò che vuole è anche vero che risulta interessante interrogarsi sui fenomeni che avvengono.

 

ATTENTI VIDEOMAKER!

 

IL WEDDING FILM COME ESEMPIO DEL KITSCH

Chi mi conosce nota che spesso mi scaglio contro i video dei matrimoni, come se io ce l’avessi a priori con essi (sì mi riferisco a te, Luca). Ma non è così. È che io mi immagino l’imbarazzo tra vent’anni che proveranno gli sposi a vedere questi pastrocchi pseudo-pubblicitari. Solo allora si renderanno conto di non aver in mano altro che un video posticcio che nulla ha a che fare con il loro giorno. Un’aberrazione di estetica e di linguaggio…

E’ l’uso sconsiderato della tecnologia a creare dei mostri. Per  approfondire ecco qua il post.

I punti su cui voglio farvi ragionare sono due, che dovrebbero essere le prime cose a cui pensare quando si fa un prodotto audivisivo di qualsiasi tipo: il target e il linguaggio, ovvero A CHI e COME, che insieme rispondono alla domanda fatidica PERCHÈ?.

 

1 – IL TARGET.

Uso target per parlare più in generale di destinazione di un video. Quando qualcuno commissiona la realizzazione di un video la prima domanda dovrebbe sempre essere: a chi è destinato?

Nel caso del filmino dei matrimoni questa domanda ha subito un significativo cambiamento nel corso degli anni. Se in passato la risposta era ovvia (il video del matrimonio è destinato agli sposi), adesso è veramente ambigua la faccenda. La verità è che il target dei moderni wedding film sono i social. Da video privati sono diventati video pubblici. Questa è la prima aberrazione.

In parole povere: chi l’ha detto che il filmino dei matrimonio deve piacere a tutti? Con questa estetica del wedding film tutto è appiattito, uguale e canonico. Ci sono schiere di prodotti tutti terribilmente uguali e tutti estremamente noiosi. Perché questa esigenza di usare la tecnologia a tutti i costi? Perché usare per forza il drone se la location dall’alto fa schifo? I destinatari sono gli sposi: è a loro che bisognerebbe pensare.

Lo scarto per vendere a loro il video non deve essere la tecnologia ma lo sguardo, il punto di vista.

Perchè tutte quelle fuoriuscite, quei fuori programma sono banditi dal wedding film? Perchè non c’è l’amico dello sposo che guarda in camera e dice qualche fregnaccia? Semplicemente perché ora il wedding film ha dei canoni e tutte queste cose sono fuori dai canoni. Il destinatario non sono più gli sposi ma il popolo social che vuole vedere l’illusione della favola…

 

2 – IL LINGUAGGIO.

Partiamo da questo assunto. La differenza tra film di fiction e film documentario è che nel primo caso la realtà è al servizio della camera, mentre nel secondo è la camera ad essere al servizio della realtà.

La verità è che ogni volta che accendiamo una macchina da presa la realtà è modificata dal nostro punto di vista. Ciò che si dovrebbe fare è usare un punto di vista coerente con il soggetto da riprendere che a sua volta adotti un linguaggio estetetico-narrativo. Si deve tuttavia sempre partire dalla materia da filmare.

Nel caso del matrimonio parliamo di un evento e come tale gli eventi hanno tutta una serie di caratteristiche che li rendono unici e irripetibili. Proprio per via di questo carattere effimero e transitorio la camera assume negli eventi la funzione di testimone che immortala qualcosa che non si ripeterà più nel tempo. É totalmente diverso da un set cinematografico in cui la realtà è plasmata e ripetuta fino a che non si ha il risultato desiderato.

Per questi motivi mi sembra più che evidente che il matrimonio andrebbe riprese con il linguaggio del reportage e del documentario, con una camera non intrusiva che spia e filma ciò che avviene. Non vuol dire il palloso filmino anni ’90, ma saper cogliere il reale, incanalare il materiale in una cronostoria con dentro eventi divertenti ed emozionanti, ma tutti realmente accaduti, senza inutili abbellimenti estetici.

Come in un reportage l’audio è fondamentale! Perchè sti benedetti wedding film hanno 20 minuti di tracce musicali una dietro l’altra? Anche l’audio fa parte della documentazione. Il coro in chiesa, la band al ricevimento… Il problema è quello del linguaggio: cercando di imitare il cinema e la pubblicità il wedding film non fa altro che scimmiottarli. Del cinema e della pubblicità ha solo l’aspetto esteriore, ma gli manca il pensiero e quegli strumenti necessari per modificare la realtà secondo il proprio desiderio.

Umberto Eco definiva esattamente questo col termine di Kitsch: è la copia malfatta, quando si cerca di nobilitare qualcosa privo di intrinseco valore imitando prodotti artistici affini, senza tuttavia comprenderne il valore o il significato.

Il wedding film, cercando di diventare una pubblicità o un film romantico, non fa altro che cadere nel cattivo gusto: non riuscirà mai ad essere qualcosa diverso dalla ripresa di un evento: non c’è un art director, non c’è uno script, non ci sono tutte quelle attenzioni e premesse che rendono un prodotto filmico qualcosa di universale, che parla a tutti. Questo è ciò che il cinema fa: rendere universale il particolare e lo fa costruendoci attorno un’immaginario e una struttura narrativa.

Il moderno wedding film è come un gioiello placcato d’oro: è solo apparenza, finzione, non è sincero. Torniamo a dare valore al linguaggio e al contenuto: è molto più comunicativa un’immagine sgranata e mossa capace di riprendere l’attimo di tutte le riprese di droni del mondo.

CONCLUSIONI

Se ho scritto questo articolo non è per tirare l’acqua al mio mulino, visto che non faccio video di matrimoni, né per mettere in cattiva luce chi fa questo mestiere. La mia è solo una riflessione, un cercare di mettere ordine in questa valanga di stimoli visivi, ma soprattutto un invito a tutti coloro che fanno video a ragionare sempre sulle scelte dei loro lavori. La tecnologia non può determinare le nostre scelte stilistiche in maniera così prepotente: dobbiamo un minimo controllarla e avere il diritto di scegliere.

E poi c’è l’invito a tutti coloro che fanno i wedding film a tornare a qualcosa di più autentico, vero e sincero. E soprattutto di tornare a pensare agli sposi. Non so bene come, visto che ormai la tendenza è questa, ma trovando il cliente giusto penso che un tentativo si possa fare.

 

 

Foto del profilo di Lorenzo Giovenga
Sceneggiatore, regista e co-founder della Daitona production. Curioso ed entusiasta, ho sempre un’idea in testa e uno zaino pronto con cui partire.

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