TRA TECNICA E CREATIVITA’: come superare i limiti del basso budget

Le produzioni a budget ridotte sono diventate una realtà soprattutto nel web. Le costose produzioni anni ’90 – raccontateci da qualche filmmaker più attempato – hanno lasciato il posto a produzioni agili e flessibili. La richiesta dei contentuti è alta e per ogni contenuto c’è bisogno di tempi e budget ridotti.  In un momento storico in cui si possono fare video praticamente con ogni cosa e in cui l’immagine in movimento è diventata il principale mezzo di comunicazione, credo che l’attenzione di chi faccia video per professione debba spostarsi necessariamente su questioni legate al linguaggio e alla produzione.

 

TANTA TECNOLOGIA, POCHE IDEE

Qualcuno la definisce il mito dei nostri tempi. Parlo della tecnologia.

La tecnologia è diventata talmente alla portata di tutti che il professionista videografo (o chiamatelo come vi pare) deve essere colui che nel marasma ipertecnlogico – fatto di numeri esponenziali piazzati davanti a un K che manco Kafka nei suoi peggiori incubi, di pixel impazziti gettati alla rinfusa come coriandoli il Martedì grasso, di visualizzazioni che sembrano slot-machine che tanto vince sempre il bar – riesce ancora a non perdere la bussola e a usare questa tecnologia nel modo giusto.

E’ indubbio: noi che lavoriamo nel mondo dei video stiamo subendo da una parte una concorrenza spietata e dall’altra una boccata di aria fresca e vitale. Il mercato è attivo, c’è moltissima domanda, tutti che si prodigano a realizzare il nuovo cellulare ipernitido, la nuova mirrorless che fa i video in super slow-motion – talmente tanto in slow che si può vedere il momento esatto della tua faccia in cui non ci capisci più un cazzo.

Domanda alta, tecnologia alla portata di tutti, tempi sempre più ridotti per la realizzazione di un video. Questa accessibilità alla tecnologia ha portato il video talmente tanto vicino all’utente comune che il processo ha subito una strana svalutazione. Sarebbe un po’ come dire che visto che tutti noi abbiamo a disposizione carta e penna allora chiunque possa scrivere i nuovi “Promessi sposi”. Tutto questo ha portato i budget  a scendere drasticamente di giorno in giorno… E con i budget ridotti stiamo assistendo a un doppio trend:

  1.  Video realizzati dalla webstar di turno, in cui è il personaggio stesso a fare il video e in cui la qualità tecnica e/o di scrittura è pari a zero;
  2. Video realizzati tecnicamente molto bene dal videomaker sgamato e smanettone di turno ma tutti estremamente uguali e – soprattutto – estremamente noiosi…

Ciò che spesso i clienti, le agenzie e tutti coloro che commissionano un video, non capiscono  è che l’aspetto tecnologico è solo una minima parte della produzione di un buon video. Soprattutto sul web.

Prendete un qualsiasi film che vi sia piaciuto e scoprirete che quelle emozioni che avete provato in sala erano generate da una buona sceneggiatura, da un’abile regia e da attori in parte e capaci… Insomma l’uso sapiente della tecnologia non ha fatto altro che rendere possibile quella che prima era solo un’idea su carta. 

Il punto di tutto questo discorso è che quando si ha a che fare con dei budget bassi si deve per forza rinunciare a qualcosa e il più delle volte ciò a cui si rinuncia sono le competenze a favore della tecnica. Il videomaker tuttofare è diventato l’asso nella manica di molte produzioni eliminando ogni distinzione tra i ruoli: video di qualità a prezzi stracciati. Tutto bene fino a quando tutti sono diventati videomaker e i video sono iniziati a diventare l’uno la fotocopia dell’altro… D’altra parte questa nuova figura mitologica metà uomo e metà camera è, il più delle volte, un tecnico senza alcuna nozione di regia. Tende a disinteressarsi della parte creativa a favore di attrezzature avveneristiche e alla moda che finiscono per riprendere… il nulla!

Chi investe budget in progetti audiovisivi e i professionisti dell’audiovisivo dovrebbero cercare il giusto compromesso di competenza e di tecnica per offrire un lavoro capace di rispondere alle esigenze comunicative richieste. La tecnologia deve essere al servizio di un’idea precisa che a sua volta deve essere all’interno di un modello produttivo flessibile. Questa è l’unica maniera per lavorare nel basso budget (che ovviamente non è lo zero budget che spesso si intende).

Se ciò non avviene escono prodotti audiovisivi di cui sopra. Sterili, noiosi e mediocri.

Il basso budget è una realtà con cui la maggior parte delle case di produzioni hanno a che fare. E’ il mercato. Va così.

Ma da dove si parte?

Vuoi scoprire l’importanza della scrittura nei video? Leggi questo articolo

VORREI MA NON POSSO

Il primo passo è sfruttare al meglio le idee. Penso che non ci sia cosa peggiore di un video “vorrei ma non posso”.

Se, ad esempio, volessimo girare un video fantasy ben presto ci imbatteremmo in una serie di problemi irrisolvibili, o meglio risolvibili solo ed esclusivamente con un buon budget e una buona organizzazione (e fidatevi che non basta l’amico smanettone di After Effects). Un fantasy low budget sarà povero, squallido e privo di appeal, anche se voi avrete l’idea migliore di tutte le idee fantasy: non importa, la vostra idea non sarà valorizzata e nessuno la noterà.

Lo stesso vale per qualsiasi altra tipologia di video, dall’evento al branded content passando per i video istituzionali. Capita sempre di più di imbattersi in prodotti video che scimmiottano altre produzioni senza però averne capito il senso. E’ il caso dei moltissimi wedding film che improvvisamente sono diventati i video più fighi del web, che tentano di imitare il cinema con riprese patinate senza la minima comprensione dei meccanismi narrativi. Usare il drone o il gimbal non renderà il video migliore se dietro manca l’idea.

Se nel primo esempio c’è l’idea ma manca la tecnologia adatta, nel secondo caso la tecnologia necessaria c’è ma mancano le competenze. In entrambi i casi il risultato sarà lo stesso: un vorrei ma non posso, una scopiazzatura. Conviene essere onesti, limpidi e sfruttare al meglio ciò che si ha.

E’ un po’ come la storiella del sifone. Negli anni ’80 i cinesi hanno iniziato a copiare alcuni elettrodomestici e sanitari europei. Nel farlo avevano tralasciato qualche piccolo particolare… nella progettazione del lavandino avevano sostituito il sifone europeo con un tubo dritto che collegava in maniera diretta lo scarico al muro. D’altra parte perché perdere tempo a costruire quella insenatura? Ovviamente quello che sembrava solo un vezzo europeo era un sistema studiato appositamente per evitare che i cattivi odori salissero dalle tubature: l’acqua nella insenatua forma infatti un tappo ai cattivi odori. I cinesi avevano copiato alla perfezione tutto ma non si erano posti il perché di certe scelte. Risultato? Bagni bellissimi ma puzzolenti!

Il funzionamento del sifone

Chi lavora nell’audiovisivo deve pensare ai propri lavori in maniera strettamente connessa alla parte produttiva. Porsi le domande giuste eviterà l’arrivo di problemi e di “cattivi odori”… Il punto di partenza è pensare a idee realizzabili con ciò che abbiamo attorno a noi, con tecnologie che sappiamo usare e che sono reperibili sfruttando al massimo le competenze a nostra disposizione.

Tutto dipende da come il budget, piccolo o grande che sia, viene gestisto. Il segreto tra un bel prodotto audiovisivo e uno brutto, il più delle volte, è la produzione.

 

YOU CAN DO IT: ALCUNI ESEMPI

Quando nel 2014 mi chiamarono insieme a Giuliano Giacomelli e Daitona per scrivere e dirigere il cortometraggio “Gemma di Maggio”, ci trovammo di fronte a un problema non da poco. Il budget era risicato e il cortometraggio era ambientato durante la seconda guerra mondiale (esattamente l’episodio è quello delle Marocchinate in basso Lazio) e metteva in gioco costumi dell’epoca con tanto di armi e scenografie. Il nostro punto di partenza sono stati proprio i limiti: non avremmo mai e poi mai potuto girare scene di massa o con grandi esplosioni, tutto doveva essere ridotto all’essenziale.

Ma quelli che all’apparenza erano dei limiti sono diventati i punti di forza del cortometraggio: abbiamo deciso di puntare su una situazione intima e drammatica, in mezzo al bosco e in un casolare diroccato, la guerra sarebbe arrivata solo come un’eco e sarebbe stata presente sui visi dei nostri protagonisti. Quello che poteva preannunciarsi come un corto di seconda categoria senza mezzi è diventata una piccola storia nella Storia. Al cortometraggio ha partecipato anche l’attore Franco Nero, mosso dalla bontà del progetto.

“Gemma di Maggio” ha vinto premi in tutta Italia e uno anche in America. A noi è andato addirittura il premio alla miglior fotografia (di Daniele Trani) al Napoli Cultural Classic Film Festival, concorrendo con altri cortometraggi girati in Alexa… A noi che avevamo un modesta Black Magic Cinema!

Per chi voglia approfondire ecco il corto:

Per chi non ha tempo, ma è mosso da altrettanta curiosità, rimando al trailer:

 

Un caso del tutto diverso che, tuttavia, si inserisce nello stesso ambito è un promo che abbiamo realizzato noi della Daitona per il “Pas De Trai – Pure Music Festival”. In questo caso il budget era ancora più basso, l’attrezzatura era minima e non avremmo mai potuto essere supportati da riprese di droni o crane. Anche in questo caso la creatività ha colmato il gap economico.

Abbiamo studiato bene tutte le caratteristiche del festival per cercarne di cogliere l’anima… E abbiamo capito che l’anima del festival non sarebbe uscita fuori con droni o crane, perché quel quid in più che aveva il Pas De Trai era generato dalla persone e dal forte contrasto musica-silenzio / natura-cultura. Il festival infatti era immerso nel verde del Parco dei Nebrodi in una sorta di rivisitazione in salsa sicula di Woodstock. Nel promo abbiamo lavorato esattamente su questi fattori, evitando di girare un po’ di tutto per poi ricavarne qualcosa in post-produzione, ma cercando esattamente quel mood e quel materiale che ci serviva per rendere la nostra idea.

Paradossalmente siamo partiti in Sicilia non con il drone ma con un obiettivo macro e il risultato è stato il seguente…

CONCLUSIONI

Tecnica e creatività devono andare di pari passo. Dovremmo ricordarcelo più spesso, soprattutto in un periodo come questo in cui la lancetta della bilancia è spostata verso una delle parti. Il fine del nostro lavoro è emozionare, coinvolgere, raccontare…

Se ci lasciamo trascinare dal potere illusorio della tecnologia finiremmo ben presto come in una puntata di Black Mirror, ad avere telecamere e software di montaggi strabilianti per realizzare sempre le stesse cose: matrimoni pettinati pre-confezionati, riprese aeree a effetto WOW, sketch comedies stantie dell’ultimo web-idiota, eventi che a sto punto ci mando mio cugino. Questa si che è distopia!

 

Vuoi scoprire come il web ha portato il brutto nel cinema? Leggi questo articolo!

Foto del profilo di Lorenzo Giovenga
Sceneggiatore, regista e co-founder della Daitona production. Curioso ed entusiasta, ho sempre un’idea in testa e uno zaino pronto con cui partire.

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