ECCO PERCHÈ IL MESSAGGIO STA UCCIDENDO IL CINEMA

“Se devo mandare un messaggio non faccio un film, scrivo una mail.”
Una frase chiara e lapidaria che era solito dire uno dei miei professori di cinema all’università e che esprime con somma tristezza una delle piaghe che affligge soprattutto il cinema italiano: la ricerca ossessiva del messaggio.

Il Messaggio

BREVE GLOSSARIO

Prima di continuare con l’articolo mi permetto di inserire un brevissimo glossario che cercherà di evitare il più possibile ambiguità in un terreno che, al contrario, è governato dall’ambiguità. Questa ambiguità nasce sicuramente per la mancanza di un chiaro e univoco significato comune ad alcuni termini, come ad esempio il termine “messaggio” e lo stesso “significato”. Chiariamo velocemente.

Messaggio. Il messaggio è un termine che appartiene alla sfera delle comunicazioni e, come riporta anche wikipedia, per messaggio si intende il testo di una comunicazione diretta da un mittente a un destinatario che viene veicolato tramite un canale (orale, scritto etc.). Non ho intenzione di snocciolare tutta la teoria e i teorici della comunicazione. Per comprendere appieno l’articolo basta sapere che un messaggio, per definizione, deve essere il più chiaro e intelligibile possibile, riducendo al minino la possibilità di interpretazioni o fraintendimenti. Pensate ai messaggi in ambito di guerra: tutto deve essere estremamente semplice, immediato e di facile comprensione, un “sparate” non è un qualcosa di fraintendibile. Un messaggio di solito ha un solo significato che viene dato grazie a un codice comune tra mittente e destinatario. Anche se il significato non è sempre chiaro e il messaggio non è sempre riuscito l’intento del messaggio è quello appena espresso: comunicare qualcosa a qualcuno nel modo più semplice possibile. E’ l’elemento primario affinché una comunicazione possa avvenire.

Significato. Qua le cose potenzialmente si complicano ma cercherò di renderle ancora più semplici. Il significato non appartiene strettamente alla sfera comunicativa ma a quella conoscitiva. Sempre il nostro wikipedia dice che il significato è un concetto espresso mediante segni che possono essere grafici, verbali-orali, o mediante cenni e gesti. Il significato permette di capire o esprimere il senso, il valore o il contenuto del segno. Vi basterà pertanto pensare che ogni messaggio ha un significato, ma che non tutti i significati sono messaggi e che più messaggi possono creare un significato, ovvero un concetto. I significati sono la forma con cui cerchiamo di dare un senso al mondo e vengono generati a partire da un significante. Per rendere il tutto più concreto: un film è fatto di immagini in movimento, queste immagini sono solo un significante finché qualcuno (lo spettatore) non gli attribuisce un significato dandogli un senso.

Una delle cose che maggiormente mi fanno incazzare è proprio quando qualcuno mi chiede “qual è il messaggio del film?”, come se un film si possa ridurre a una frase scritta su un pizzino, a una sibillina sentenza da Bacio Perugina o a uno slogan di una pubblicità tipo Impossible is nothing o just do it. La cosa ancora più irritante, ancora più del suono di un motore senza marmitta, è che questo “messaggio” serve per elevare il film a rango culturale/educativo e nobilitarlo. Da qui si arriva alla logica conclusione che se un film non ha un messaggio, o qualcuno ritiene che non ce l’abbia, allora non è interessante. Questa modalità di pensiero è sicuramente una brutalità che non ha fatto altro che relegare nel corso degli anni il cinema ad arte minore o secondaria. Cosa significa in poche parole? Che un film con un significato semplice, univoco, positivo ed educativo (ovvero un messaggio) è più facilmente compreso dalla società e dalle istituzioni, rassicura tutti compresi lo spettatore e non si lascia lo spazio ad interpretazioni che potrebbe essere controverse e pericolose. Sembra una sentenza da super complottista ma non lo è affatto: all’arte sono sempre stati messi dei paletti. Tuttavia il cinema, a differenza delle altri arti, essendo strettamente correlato con l’intrattenimento ha bisogno in qualche modo di elevarsi per essere visto con rispetto. Ed ecco il motivo per cui soprattutto in Italia c’è un netto confine tra film commerciale e film d’autore, ed ecco il motivo per cui i film commerciali fanno spesso cacare e i film d’autore sono così pallosi che hai bisogno del trattamento Ludovico Van di Arancia Meccanica per vederli senza addormentarti.

Tutto questo uccide il cinema. Relegare il cinema a una funzione meramente didascalica ed educativa vuol dire depotenziarlo e privarlo di forza espressiva. La colpa è di un retaggio italiano che è solito subordinare la forma al contenuto, di molti festival del settore che alimentano questo processo e, tante volte, delle istituzioni scolastiche (leggi la mia esperienza con il corso di “Educazione All’audiovisivo”). Più il messaggio è semplice più agli spettatori non viene dato la possibilità di interpretare e ragionare. Il cinema è prima di tutto libertà creativa, è forma, pensiero e intepretazione. Nessuno si sognerebbe di dire che I Girasoli di Van Gogh è un brutto quadro perché non c’è alcun messaggio educativo o sociale.

La frase iniziale “Se devo mandare un messaggio non faccio un film, scrivo una mail” spiega benissimo il concetto. Per dire che la guerra è brutta non ho bisogno di realizzare un film di 120 minuti che costa milioni di euro, che mobilita centinaia di persone per diversi anni, che vede un connubio di immagini, testo, recitazione, musiche e montaggio. Visto che si parla di film di guerra prendiamone ad esempio uno che conoscono più o meno tutti. Kubrick in “Full Metal Jacket” non ci dice “la guerra è brutta” ma ci fa entrare in una spirale di alienazione e follia con tanta chiarezza e lucidità da lasciarci spiazzati e interdetti. La surreale scena finale con i soldati che cantano la Marcia di Topolino è sinistra ed enigmatica e non offre niente affatto un messaggio consolatorio. E’ chiaro che lo spettatore deve compiere un atto interpretativo. Lo stesso professore di cinema infatti era solito ripetere: il cinema non da un messaggio, produce significati. Una sentenza che trovo pertinente e acuta. Il significato è un concetto, è un pensiero. Produrre significati vuol dire produrre molteplici messaggi e immaginari e, addirittura, portare lo spettatore a modificare la percezione del mondo. E’ qualcosa di clamorosamente più potente di un messaggio.

Il trattamento Ludovico Van di Arancia Meccanica

Facciamo una prova. Pensa a un film che ti è piaciuto molto e che hai visto diversi anni fa. Cosa ricordi ora di quel film? Scommetto che la storia te la ricordi in maniera vaga, così come i visi di alcuni attori. Hai dei flashback visivi, vero? Poi cos’altro? Sicuramente ti ricordi la sensazione, il fatto che ti sia piaciuto, che nel vederlo hai provato emozioni positive. Di certo queste emozioni positive non sono derivate dal messaggio del film ma da un tuo processo di immedesimazione con la storia, con gli attori, da una tua adesione al mondo del film… sono emozioni molto complesse.

La verità è che i grandi capolavori della storia del cinema sono quelli che più di tutti si discostano dall’idea del messaggio positivo o educativo: spesso hanno personaggi ambigui, pieni di conflitti non risolti e sono capaci di sondare l’animo umano, di far ridere e di far riflettere lasciandoti poi dentro qualcosa. E proprio per questo sono capolavori, perché non danno facile risposte, sollevano domande, producono significati…

Ma con i capolavori riconosciuti è troppo facile. Con Kubrik, Scorsese e Leone tutti hanno la mentalità aperta e sono disposti ad accettare l’assenza di un facile messaggio. Bisognerebbe avere questa apertura mentale anche con film minori, con produzioni indipendenti o col cinema di genere. Se si riesce ad essere aperti ai linguaggi della creatività ci si accorgerà che tanti film horror o commedie raccontano la brutalità della guerra o la sofferenza dell’animo umano meglio di tanti drammi o film ritenuti d’autore. Un film non è mai attinente alla realtà ma è solo una rappresentazione del reale: come ogni rappresentazione cerca di indagare e interpretare il mondo e lo fa con il suo linguaggio.

Purtroppo con questa ossessione del messaggio educativo e del cinema di contenuto si sta uccidendo il cinema come linguaggio, come luogo di conflitto delle emozioni umane, come sfoggio di creatività e fantasia, come punto di vista personale, come terreno di produzione di significati.

GUARDA GRATIS AMERICAN GODS SU AMAZON!

 

Foto del profilo di Lorenzo Giovenga
Sceneggiatore, regista e co-founder della Daitona production. Curioso ed entusiasta, ho sempre un’idea in testa e uno zaino pronto con cui partire.

2 commenti su “ECCO PERCHÈ IL MESSAGGIO STA UCCIDENDO IL CINEMA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *